ATTENZIONE: QUESTA È UNA TRADUZIONE AUTOMATICA DAL POLACCO.
In materia di conferma della cittadinanza polacca, la Convenzione dell’Alta Slesia del 15 maggio 1922 può rivestire un’importanza fondamentale. La Parte II di tale legge disciplinava specificamente gli effetti del cambio di sovranità nell’Alta Slesia in relazione alla cittadinanza e al diritto di residenza.
Secondo l’articolo 25 § 1 della Convenzione, i cittadini tedeschi residenti nella parte polacca dell’area del plebiscito al momento del cambio di sovranità acquisirono ipso jure la cittadinanza polacca, perdendo quella tedesca. La “residenza” effettiva, intesa come centro della vita personale ed economica, era determinante. Gli individui che si stabilirono in quest’area solo dopo il 1° gennaio 1908 potevano acquisire la cittadinanza solo previa autorizzazione individuale delle autorità polacche.
L’articolo 26 estendeva l’acquisizione della cittadinanza alle persone nate nella parte polacca dell’area del plebiscito, a condizione che i genitori vi risiedessero, anche in alcuni casi pur risiedendo al di fuori di tale area. La Convenzione prevedeva un termine di due anni per esercitare il diritto di opzione per la cittadinanza tedesca o polacca. Un’opzione valida aveva conseguenze anche per il coniuge e i figli minorenni.
La dottrina giuridica – comprese le analisi di Ramus – sottolinea che il diritto di opzione aveva natura personale e costituiva un meccanismo di tutela dell’individuo in caso di cambiamenti dei confini nazionali.
Le disposizioni della Parte II della Convenzione rimangono rilevanti nei procedimenti di conferma della cittadinanza polacca da parte dei discendenti di individui residenti nell’Alta Slesia nel 1922. È fondamentale determinare:
• il luogo e la data di residenza al momento del cambiamento di sovranità,
• l’eventuale esercizio del diritto di opzione,
• gli effetti dell’opzione sui familiari.
Queste questioni richiedono un’analisi dettagliata del materiale d’archivio e una ricostruzione dello status giuridico storico.












